Ferrata al Mont Emilius

Avevo già fatto quasi tutte le ferrate della Valle d’Aosta ad eccezione di quella al Mont Emilius e di quella di Covarey. Alla prima in particolare tenevo particolarmente, ero già salita all’Emilius nel 2011 partendo da Pila e seguendo il sentiero escursionistico, nel 2016 invece l’avevo raggiunto partendo da Pont Suaz e quindi dovevo ancora salirci lungo la ferrata, anche se in realtà ci sono ancora molte altre possibilità molto più toste … chissà forse un giorno …
La ferrata mi spaventava perché nelle relazioni che avevo letto la davano per una D lunga e faticosa, proponevano escamotage del tipo salire con la seggiovia di Chamolé o appoggiarsi al Rifugio Arbolle o addirittura pernottare al Bivacco Federigo. Io volevo partire a piedi da Pila e già così la consideravo una scorciatoia, però facendo quattro conti sui tempi che avrebbe richiesto partire da basso con 1200 metri di dislivello in più sarebbe stato troppo per le mie gambe. Ovviamente è più che giusto che ognuno scelga l’itinerario in base alle proprie capacità e questo è il bello della montagna: il poterla vivere in mille modi diversi.
La temevo, pensavo che fosse più difficile di quanto non sia stata, anzi molti tratti li ho considerati banali e noiosi, è troppo attrezzata, non mi sono assicurata per la maggior parte del percorso uscendo dalla via per poter arrampicare sulla roccia che tra parentesi è molto buona a parte nell’ultimo tratto quando è grigia e la traccia è piena di roba smossa da non far rotolare a valle su chi ci segue. È stata comunque una bellissima gita: anche su questa ferrata posso mettere la bandierina “fatto”, un altro tassello del puzzle della Valle d’Aosta.

Partiamo da Pila – 1800 m – alle 5,10 e seguendo le piste da sci e il sentiero 16 raggiungiamo l’alpeggio di Chamolé – 2152 m – quindi, traversiamo verso est  in piano fino al Col Plan Fenêtre – 2221 m – tralasciando il sentiero 14/19A diretto al Lac de Chamolé. Scendiamo al Comboé – 2114 m –, attraversiamo il torrente omonimo e, ignorando il sentiero 14 che prosegue dritto verso il Rifugio Arbolle, saliamo per il sentiero 16 che sale ripido fino al Plan Valé, poi la pendenza si riduce. Lasciamo a sinistra – 2625 m – il sentiero 16 che sale alla Becca de Nona e proseguiamo dritti col 16A verso il Col Carrel – 2912 m –. Al Bivacco Federigo ci prepariamo e verso le 8,30 partiamo per la ferrata che segue la cresta, prima in direzione sud e poi da ovest verso est. La roccia rossa è buona e tiene bene.

Dopo un gendarme scendiamo qualche scalino e percorriamo il ponte tibetano; la longe è un po’ corta e fatico a far scorrere i moschettoni; è l’unico tratto che mi dà un po’ di adrenalina.

Riprendiamo la salita sui massi passando ora a destra affacciati sul Vallon d’Arbolle, ora a sinistra verso la Becca de Nona e raggiungiamo il Mont Ross di Comboé – 3301 m –. Ci troviamo di fronte la sagoma in ombra perfettamente triangolare dell’Emilius. La vista all’orizzonte comincia a spaziare a 360° e ci giriamo in tondo per nominare le punte più importanti: Grivola, Bianco, Combin, Cervino, Rosa …

La traccia segue la cresta ampia di placche in piano poi, con un susseguirsi di saliscendi, raggiungiamo e superiamo il Petit Emilius – 3342 m –. Impensabile prendere il sentiero che scende verso sud al Lac Gelé uno specchio d’acqua verde/azzurro che spicca nel paesaggio grigio di terra e pietre.

Saliamo per alcuni strappi più ripidi che ci consentono di ammirare la cresta già percorsa.

Arriviamo quindi alla base dell’ultimo tratto verticale sotto la vetta, poi la roccia diventa grigia e si fa fragile e rotta col rischio di far rotolare sassi su chi segue.

La pendenza si riduce e si vede e si sente il gruppo di persone già in vetta che raggiungiamo con grande soddisfazione e la voglia di goderci il panorama, sono le 11,40. La Madonnina rivolge con dolcezza lo sguardo su Aosta e su tutto il versante settentrionale della Valle. Stupendo il Vallon des Laures tappezzato dalle macchie di colore dei suoi laghi, si vede anche il Bivacco Ménabréaz.

Ci concediamo qualche minuto ed alle 12,00 cominciamo la discesa verso sud sul sentiero 14 bello ripido facendo attenzione a non scivolare su ghiaia terra e sassolini e scegliendo la via tra le diverse tracce presenti fino al Col des Trois Capucins – 3242 m –.

Il sentiero diventa pietraia e poi dal Lac Gelé – 2957 m – ritorna ad essere escursionistico; a quota 3033 m si unisce col 102 che proviene dal Col d’Arbolle – 3154 m – e appena sotto i 2600 m si collega col 18 che arriva dal Col Garin – 2815 m –.

Si scende con lieve pendenza al Rifugio Arbolle – 2516 m – in poco più di 2 ore ed ai laghi omonimi in testa al Vallon de Comboé per poi risalire in circa 20 minuti al Col de Chamolé – 2641 m – da dove verso est possiamo ammirare la cresta percorsa. Riprendiamo la discesa che in un’ora ci porta al Lac de Chamolé – 2325 m – e poi, all’alpeggio di Chamolé, chiudiamo l’anello tornando sui nostri passi fino a Pila.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *